Presentazione Francesco Alberoni - Sociologo, giornalista, scrittore, docente e rettore

“Un’analisi del mondo interiore che affascina ed ha come protagonisti personaggi indimenticabili. Un dialogo ad un tempo medico, psicologico, filosofico e poetico, reso con un linguaggio ricco e raffinato. Una storia avvincente, un epilogo appassionante ed onirico. Un pezzo letterario di autentica bravura.”

“Suo cugino Oscar gli aveva insegnato ad ascoltare alla radio il Bollettino del mare prima di addormentarsi, a seguire i venti nel Canale di Otranto, a vedere le boe luminose al largo di Olbia, a sognare le luci nel Mar di Sicilia. Pensava, allora, che quelli fossero i giorni dell’attesa. Era stato, invece, il tempo della felicità.”

Sinossi ``il voyeurismo perde la sua fisiologica morbosità e diventa stimolo per un’autocritica che culmina nella consapevolezza e nell’autoaccettazione``

Angelo Battelli è un ingegnere affetto da una rara forma di personalità multipla, affascinato dall’avvenente psichiatra che lo cura e in qualche modo ricambiato.
La singolare relazione provoca lo scomposto risentimento del geloso direttore della clinica, che determina una drammatica svolta della vicenda.
Mario Nacci, carismatico capo della squadra Mobile, con una brillante intuizione, ribalta l’indagine del suo vice e del pubblico ministero titolare dell’inchiesta, la procace dottoressa Veronica Pappalani.
Il lettore viene così trascinato in un epilogo che fa riflettere sulle molteplici possibilità dell’esistenza umana.
Un racconto incentrato su una interiorità dolente ma non disposta all’autoannientamento, che alterna tratti di assoluto lirismo a precise riflessioni sulla pazzia e sulla “normalità”.
Il riferimento scientifico è solo un pretesto per catalizzare l’attenzione dei lettori sulla complessità dell’animo umano e sugli affascinanti ed inesplorati misteri della mente.

Un giallo atipico, che scandaglia le emozioni e mette a nudo le complesse psicodinamiche dei protagonisti, denso di personaggi, di storie nella storia e di discussioni senza preconcetti sui temi dell’amore, dell’attrazione fisica e della patologia dei rapporti sentimentali.
I personaggi vengono mossi con abile narrazione in scenari misurati millimetricamente per donare al lettore l’emozione di un’autentica condivisione che spinge all’immedesimazione; il sentimento si mescola alla passione ma anche al semplice gioco erotico, il voyeurismo perde la sua fisiologica morbosità e diventa stimolo per un’autocritica che culmina nella consapevolezza e nell’autoaccettazione.
E il delirio che assale persone formalmente sane di mente diviene, paradossalmente, via di uscita verso la sopravvivenza per chi è, invece, qualificato da curare.

Claudio Lecci e Mariella Di Monte si affacciano ufficialmente alla ribalta letteraria e lo fanno con una maestria che la dice lunga sulla genialità creativa che li pervade.

Alberto Cerasoli,  Neuropsichiatra Psicoterapeuta

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L’intero provento del libro è destinato alle finalità di promozione sociale del sodalizio in quanto gli autori hanno rinunciato ai diritti in favore dell’Ente. L’associazione non opera in regime fiscale commerciale e la vendita è attività marginale per il perseguimento dei fini statutari. I promotori, i fondatori e i soci sostengono l’Associazione e non sono destinatari di profitti.

Gli autori

Claudio Lecci

Pugliese del ’53, sposato, quattro figli, laureato in legge a Napoli, è Dirigente Superiore Onorario della Polizia di Stato.  Si è occupato di criminalità, arte e comunicazione. È stato consulente artistico-letterario per la Rai.  Per Claudio Grenzi Editore ha già pubblicato, nel 1991, “Tra colori e parole”.

Mariella Di Monte

Nata a San Severo nel ’67, sposata, due figli, laureata in giurisprudenza a Bari, è funzionario direttivo del Ministero della Giustizia.  Politicamente e socialmente impegnata, già amministratore pubblico, è attiva con blog e social su temi di attualità e, soprattutto, sui diritti dei disabili.

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“…ora le barche le ho io. Tre. E non è la stessa cosa. Le stelle mi cadono sulla cabina ma non le vedo: gli occhi sono in mezzo ai flutti, i pensieri sui conti. Quando soffia il libeccio e si resta a casa , mi viene il dubbio se ho tirato bene le corde dell’ormeggio e mi tocca tornare al porto. Chissà, mi dico, se stasera viene il mare…
Avevo sognato di diventare il comandante di una grande nave. Poi la brutta storia del Giglio mi ha fatto ricredere e sono contento dei miei pescherecci.
Spesso a queste cose ci penso dal balcone del soggiorno a Marina Piccola. Il promontorio del mio paese è una invenzione geniale di uno scultore amico di Dio. Il borgo vecchio è la tana del cuore, sui muri in calce bianca si arrampica il geco rampante, i turisti scattano foto d’estate, annusano l’odore della salsa al basilico e il profumo delle lenzuola stese.
Non dica a nessuno che Vieste esiste davvero…”